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    due tipi di rifugio
 

Martedì, 16. Gennaio 2007

due tipi di rifugio
di pureheart, 19:51



DUE TIPI DI RIFUGIO

LEGGO DELL'ALTRO :
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Title: Two Means of Refuge Author: Chastity Pureheart, - Rating: PG for after-effects of violence - Characters: Severus, Minerva. There are two means of refuge from the miseries of life: music and cats. --Albert Schweitzer (1875-1965) - Tradotto da Shinaré e Cuccussette - Per i piccoli lettori serve un adulto, per una minima dose di violenza ( meno che l'Ispettore Derrick... ma comunque...) Gi sono due generi di rifugio, la musica e i gatti ( Schweitzer, organista e filantropo ) Qui l'Originale:
http://www.livejournal.com/community/nice_to_snape/7178.html

Sentiva dolore.
La testa pulsava. I nervi sembravano essere scorticati in tutto il corpo. Sembrava probabile che avesse almeno due costole rotte, e lo stomaco rollava per una nausea che non aveva niente a che fare con qualcosa che avesse mangiato.
Mise una mano sul muro di fredda pietra per raddrizzarsi e imprecò nel vedere i leggeri tremori che percorrevano la pelle. Erano un postumo comune della Cruciatus., ma ne era ancora così colpito, che era una meraviglia che fosse riuscito ad Apparire senza schiantarsi.
Si fermò, fece una smorfia quando il dolore al fianco gli confermò il danno alle costole. La gelida umidità del passaggio segreto probabilmente non lo aiutava, inoltre. Aveva scelto quello poiché era il più breve, con un'apertura verso Hogwarts relativamente ben nascosta, ma era sempre un cammino più lungo di quello che avrebbe desiderato, considerato tutto.
Desiderare non avrebbe avvicinato le sue stanze. Proseguì lungo il corridoio, fino a che non arrivò al pannello intagliato che fungeva da uscita. Batté su di esso e mormorò, "Refugio."
Il pannello scivolò a lato, permettendogli di scivolare nei corridoi stretti sotto alle cucine.
Premette una mano sulla testa dolorante, si accasciò contro il muro ed emise un gemito che venne subito interrotto, non appena le costole scricchiolarono in protesta.
Casa.
Bene, c'era quasi, comunque. Tutto quello che doveva fare era percorrere quel corridoio, poi scendere le scale del sotterraneo, passare altri due corridoi, e scendere un'altra rampa di scale, e sarebbe giunto alle sue stanze, dove poteva riposare nella maggiore sicurezza e riservatezza a cui uno con la sua storia e il suo carattere potevano aspirare con ragionevolezza.
Battè i denti e prese a scendere nel corridoio, che pareva divenire più lungo ad ogni passo.
"Severus?"
Beccato.
"Severus, stai bene?" Minerva uscì da una delle porte della cucina, e teneva un piccolo piatto coperto. Avanzò rapida verso di lui, fissandolo con acutezza da dietro gli occhiali.
"Minerva," la riconobbe, e si mantenne eretto ed immobile quanto più riusciva.
Lei si incupì e allungò la mano libera per passare un dito sul bordo della veste. "Severus, sei.. quanto malamente sei ferito? Posso chiamare Poppy?"
"No ! Sto… bene, Minerva, io -" Cercò di avanzare con il suo consueto passo autoritario, ma il dolore lo trapassò in qualunque direzione. Rantolò e prese ad inciampare.
Minerva lo agguantò, un braccio alla vita e l'altro sotto il braccio di lui; il piatto che portava cadde a terra con un rumore sferragliante.
Lui sentì un improvviso gelo; il corridoio gli prese a ruotare e l'oscurità nuotarono negli occhi mentre Minerva lottava per tenerlo ritto con un braccio stretto attorno alle costole rotte…

***


Stava fluttuando, galleggiava un vuoto nero e informe… no, non del tutto nero: sembrava esserci qualcosa che brillava dietro di lui, lanciava morbide ombre sulle pareti in cui scivolava.
"Minerva!"
"Ah, sei di nuovo con me, vedo."
"Mettimi giù!"
"Adesso Severus, non posso mollarti; non posso portarti; e tu di certo non sei in condizioni da riuscire a proseguire da solo, e così è, o mi lasci chiamare Poppy." La voce della McGonagall era di una ragionevolezza irritante. "D'altra parte, ci siamo quasi, così semetti di far baccano."
La visione e la coscienza avevano recuperato abbastanza funzionalità da permettergli di vedere che erano ad appena un metro dalla porta delle sue stanze. "Mettimi giù!" domandò di nuovo. "Non farò un simile spettacolo davanti ai miei studenti!"
"Severus, sono le tre di notte e siamo nel profondo dei sotterranei dei Serpeverde. Ogni studente che vagasse qua sotto a quest'ora, avrebbe ben di peggio da affrontare che vedere il proprio Capo Casa levitato qua nel corridoio!" disse con una punta di esasperazione, ma sentì i suoi piedi toccare di nuovo terra, e il braccio scivolare fermo attorno a lui, di nuovo.
Gli diede un sorriso stanco. "Bene, apri. Entreremo in men che non si dica."
Mormorò la parola d'ordine e la lasciò sorreggerlo attraverso la soglia e guidarlo nell'ingresso e nella sua poltrona preferita, vissuta e confortevole, vicino al focolare. Si afflosciò in essa, e posò il palmo della mano sulla tempia per alleviare il pulsare.
Minerva sedette sul bordo della sedia dirimpetto a lui, e lo guardò silenziosa. "Cruciatus?" chiese placida.
Le diede un cenno di assenso, e fece una smorfia quando il dolore di nuovo lo punse. "Era scontento di molti di noi. Sono stato fortunato che gli altri lo abbiano scontentato più di me. E anche sfortunato per esser caduto davanti a Geoffrey Crabbe, che si diletta di calciare qualsiasi bersaglio che gli si para innanzi."
L'espressione di Minerva non augurava bene al Signor Crabbe, se mai lo avesse di nuovo incontrato. Estrasse la bacchetta dalla tasca della veste e descrisse una curva sopra la gabbia toracica dolorante, mormorando un incantesimo per aggiustare le ossa.
Severus grugnì quando il pizzicore solleticò il fianco, ma scoprì d'esser capace di tirare respiri più profondi senza che il selvaggio acuto dolore lo pugnalasse. "Grazie," mormorò.
Minerva si alzò. Un'ondeggiata di bacchetta fece avvampare il fuoco. Batté la teiera che vi pendeva sopra, e prese a fumare. Cennando breve, attraversò la stanza diretta alla piccola cucina, dove la sentì frugare tra le pentole, prima che tornasse con la teiera ed altri ammennicoli posati su un vassoio. Si affaccendò con il preparare il the per qualche attimo, poi sorvegliò il suo salotto con una smorfia.
"Severus, non hai un ... oh, non importa." Sollevò un tovagliolo di lino dal vassoio del the e lo trasfigurò in un'accogliente plaid rosso e giallo che spiegò e avvolse attorno alle sue gambe.
"Minerva ! Non ho bisogno che ti affanni su di me!" grugnì, dividendo la smorfia tra lei e la coperta offerta.
Lei sghignazzò. "Oh, molto bene, Severus!" Con un'altra ondeggiata di bacchetta, il plaid rosso e giallo sembrò scivolare dalla copertura, per essere rimpiazzato da uno verde acceso e grigio pallido. "Ecco. Meglio?"
Le diede un'occhiataccia, ma la calda coperta di lana parve alleviare tutto il dolore dalle terminazioni nervose torturate. Fece scivolare sotto le mani, e in un gesto inconsapevole lo tirò un po' più su per coprire pure le costole maltrattate.
Minerva versò il the, sebbene lo adulterò con una serie di sostanze non richieste, e premette la tazza nelle sue mani. Aggiunse una buona versata di miele a un'altra tazza e sedette di nuovo, sorseggiandola.
"Bevilo. Il miele ti aiuterà con i postumi, più di ogni altra bevanda. E il limone ti fa bene."
Fece una smorfia, ma sorseggiò la bevanda fumante. L'aveva annusata , ovvio, ma era ancora sorpreso dalla generosa quantità di brandy che aveva aggiunto al the.
"Un goccio di brandy non ti farà alcun male, pure," gli disse in risposta al sopracciglio sollevato.
Poteva sentire il calore lento alleviare il peggio del dolore. Il fuoco baluginava sul viso, la coperta era sulle gambe e sul tronco, il the al brandy caldo penetrava nel suo corpo… non voleva altro che arrendersi al confortante calore e lasciare che l'oblivio lo reclamasse.
Esibì un'occhiata alla sua compagna. Venne accolto da quella di Minerva, calma e ferma. Lei bevve l'ultimo the, si alzò, gli prese la tazza e la riempì.
"Non occorre che rimani,"disse con poco garbo. "Sono capace di sedere in questa sedia senza farmi male, a differenza ci come potrebbe sembrare."
La McGonagall sbuffò. "Lo sai che non dovresti essere lasciato solo, non dopo questo genere di ferite."
"Sono stato lasciato a occuparmi di cose peggiori in più occasioni di quanto mi importi di ricordare," disse acido, fissando il the.
Il silenzio di lei gli fece alzare gli occhi.
"Mi spiace, Minerva. Questo non era necessario," le disse calmo. L'espressione sulla faccia della McGonagall era dura da interpretare, ma sapeva che il rimprovero l'aveva ferita. Fece una smorfia per lo sforzo che gli costò, e si protese attraverso il tavolo messo lì per l'occasione, e lieve le posò due polpastrelli sulla mano.
Fu sorpresa dal contatto; la sua mente era lontanissima. "Niente, Severus," lo rassicurò, e riprese la sua solita maniera spiccia. Svuotò la seconda tazza di the e si alzò. "Sei sicuro che non staresti più comodo a letto?Allora, riporrò questo vassoio, in ogni caso."
Annuì deciso, d'improvviso troppo sfinito anche per parlare. Sentiva ancora dolore, ma l'incantesimo di Minerva, e le pozioni curative che aveva mescolato nel the insieme al miele, al limone e al Brandy lo stavano aiutando a ammansire il peggio del dolore. Probabilmente sarebbe potuto tornare a lezione Lunedì, senza nulla di più che una lieve rigidezza della postura - nulla che i suoi studenti potevano notare.
Ci fu un lieve suono da un lato della stanza, e la musica fluì e lo abbracciò. Non aveva bisogno di guardare per vedere che Minerva aveva attivato il carillon incantato - un "suonatore nascosto" ? - che Albus gli aveva dato l'anno prima. Un violoncello ed un violino presero a suonare calmi all'unisono.
Si accasciò contro lo schienale della sedia e chiuse gli occhi per un momento per sentire il lieve palpitare delle corde. Tra la musica, i placidi ticchettii e schiocchi e altri indizi delle azioni di Minerva, l'effetto era calmante. Poteva quasi sentire l'energia che si irradiava dall'aura di lei, un'altra fonte di calore contro il gelo. Permise alla sua coscienza di scivolare, appena un poco, riposando il corpo e la mente e sempre mantenendo consapevolezza dell'ambiente.
I placidi rumori dalla cucina si smorzarono, e la musica si abbassava. Sentì Minerva avvicinarsi, ma continuò a pisolare. Si fermò al camino. Sentì il lieve strusciare della ceramica sulla pietra, come se il vasetto che conteneva la polvere Floo fosse stato mosso. Ci fu un rumore polveroso, e il calore del fuoco turbinò sul suo viso per un attimo, prima di tornare al livello consueto.
Provò un disappunto irrazionale perché Minerva si era arresa così velocemente. Si era del tutto aspettato un'altra ora di discussioni prima che lo lasciasse in pace. Ah, bene. Si mosse un po' tirò la coperta più vicine, scivolò con la musica, e lasciò che la coscienza sbiadisse nel sonno.
Era quasi prossimo al pieno sonno quando una parte della coscienza insistette per fargli notare … qualcosa. Niente di allarmante… ma c'era… una pesantezza nella gamba destra.. una fonte di calore ben localizzata. Cosa?
L'anomalie era abbastanza da rendergli un poco più di consapevolezza. C'era… qualcosa sulla sua gamba. Non una minaccia; si sarebbe riscosso alla piena lucidità se ci fosse stato qualcosa di pericoloso. La coperta? No, troppo calda, troppo solida…
Era quasi come sognare; il braccio si mosse lento e carezzevole senza sentire niente, fino a che all'improvviso i polpastrelli incontrarono calore e morbidezza. Riuscì a sollevare la mano abbastanza da scivolare sulla forma morbida, e a posarla su una comoda curva. La forma calda si mosse appena appena, la morbidezza si strofinò sui polpastrelli, mentre iniziava a scivolare di nuovo nel sonno. Una delicata vibrazione tamburellò contro la mano e la coscia, mescolandosi con la musica.
Sorrise appena."'Notte… M'nrva," emise in un sospiro, quando infine cadde nel sonno.
Il soriano grigio chiuse gli occhi dalle pupille verticali e continuò a fare le fusa-

-------------------------------- F I N E -----------------------

Ci sono due tipi di rifugio: la musica, e i gatti Albert Schweitzer (1875-1965) Missionario, Musicista Compositore per Organo ed Esecutore. Possano tutti
Qui l'Originale: http://www.livejournal.com/community/nice_to_snape/7178.html


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